Ingegneri
Nel corso del colloquio del 16 gennaio con il Ministro della Giustizia Paola Severino, il Presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri Armando Zambiano ha dichiarato che "è emersa la possibilità di prevedere che le quote maggioritarie delle società di professionisti vengano affidate proprio agli stessi professionisti; si è anche ventilata l'ipotesi di creare società nella forma cooperativa per garantire una partecipazione minoritaria dei soci non operativi".
Un principio che gli ingegneri accolgono "con estremo favore, nell'interesse, prima di tutto, della collettività e, contestualmente, della qualità della prestazione professionale". Sulle tariffe, invece, duro attacco degli ingegneri: vietare anche tariffe "di riferimento", ovviamente derogabili e non obbligatorie, aprirebbe uno scenario di grande incertezza per l'utente. Ma anche nel caso delle opere pubbliche. "Troviamo assurdo -precisa Zambrano- questa presa di posizione che sembra rispondere più a una questione di formale rigore che di effettiva concretezza”. Anche se una buona notizia c'è: verrà presa in esame la questione delle liquidazioni giudiziali del compenso per le quali occorrerà individuare parametri di riferimento.
Invece, sul fronte dei tirocini formativi c'è chiarezza: verrebbero realizzati, in parte, nel corso degli studi universitari. Decisione che trova il pieno consenso della categoria degli ingegneri che chiedono però una modifica dell'ordinamento che oggi prevede un ciclo di studi basato sul 3+2, anche per garantire la possibilità del tirocinio nell'ultimo periodo del corso di laurea. Con un obiettivo: garantire la massima qualità della formazione.“Sulle professioni la riforma c'è già stata nell'agosto dello scorso anno, con il contributo attivo degli stessi Ordini. Ora questa riforma va attuata, non discussa".
"Ad agosto sono stati fissati sette principi con i quali riformare il comparto: numero chiuso solo in caso di pubblica necessità, tariffe non vincolanti, pubblicità libera, tirocinio accoppiato al periodo universitario, formazione continua e assicurazione obbligatori, funzioni disciplinari separate da quelle di rappresentanza. Ora questa riforma va attuata, non discussa. Io non capisco bene che significato abbia parlare adesso di abolizione di ogni riferimento alle tariffe minime. Se la riforma di agosto afferma che le tariffe sono solo un punto di riferimento, vuol dire che già oggi non sono obbligatorie. Per i commercialisti è così addirittura da undici anni".
Afferma Claudio Siciliotti, presidente dei commercialisti.

